Per quello che c’era e ci sarà ancora

13 gennaio 2018
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COSA E’ SUCCESSO? un fuoco che brucia.
COME POSSIAMO REAGIRE?  da subito aiutando con una piccola grande donazione 

Abbiamo parlato tanto del Campo San Teodoro Liberato di Librino.

Solo due giorni fa i Briganti, padroni di casa, hanno scritto così:

La nostra Club House non esiste più.
Un incendio doloso appiccato stanotte l’ha completamente distrutta. Sono andati perduti dieci anni di ricordi, trofei, l’intero patrimonio della Librineria, tantissimi cimeli accumulati in questi anni, il materiale tecnico e medicale, la cucina, tutto, tutto distrutto dall’incendio.”

Ma a questo messaggio ne sono seguiti immediatamente molti altri, del tutto diversi:
“Non riusciamo a stare dietro a tutti i msg a tutta la solidarietà che sta arrivando… scusateci se a qualche telefonata o msg non rispondiamo immediatamente ….
davvero grazie di cuore, grazie per il vostro sostegno.” 

“Il mostro di fuoco” – visto da Dario

NON UN PASSO INDIETRO
“12 gennaio 2018, quel che rimane della Club House alle nostre spalle e gli sguardi verso il campo di rugby. Guardiamo al futuro e alla ricostruzione e ripartiamo da qui, da un rettangolo di questo viale percorso migliaia di volte durante questi anni, tra la Club House e la palestra. Su questo spazio colorato ci siamo seduti oggi pomeriggio con i bambini e i giovanissimi briganti dell’under 12 e abbiamo provato a raccontarci quanto è accaduto 48 ore fa. E mentre parlavamo con i nostri ragazzi e provavamo a giocare con loro riportando su fogli bianchi la memoria degli spazi più amati della Librineria, abbiamo visto aumentare attorno a noi il materiale che man mano arrivava insieme a chi oggi ha scelto di esserci e di donarci davvero tanto, tantissimo. Colori, quaderni, carta, penne, matite… e tanto altro. Tante le persone da ringraziare, troppe. …
Siamo certi che insieme ricostruiremo la nostra Club House e come hanno detto e scritto oggi i nostri piccoli briganti «Sarà più bella di prima»!.”

E ora raccontiamo qualche storia dal cuore di chi c’è stato, c’è e ci sarà.

MARIO
Qualcuno ha acceso un fuoco.
La sera del 10 Gennaio a pochi minuti dalla mezzanotte, bussa alla porta Angelo, un compagno di squadra. Io stavo provando a dormire, perché mi aspettava ad una giornata difficile.
Angelo dice solo “c’è un incendio in club house”.
Io rispondo “cheppalle”.
Ne abbiamo viste talmente tante, in questi anni, che non siamo più granché sensibili. Prendiamo la macchina, recuperiamo Angela ed Ugo e andiamo al campo.
É notte, fa buio.
Non fa freddo.
Niente di strano fino alle porte del quartiere.
Qualcosa si inizia a distinguere arrivati all’incrocio prima del campo. Dopo la rotonda si distingue la colonna di fumo. Scompare dietro la salita. Ricompare nel parcheggio la gran massa di fumo densa, seduta, ferma, puzza. La luce blu blu elettrico delle sirene dei vigili del fuoco taglia la nebbia. Blu-nero-blu-nero-blu-nero.
Le sagome dei miei amici, nella controluce strobo delle sirene. Sembra un film di fantascienza. C’è l’ambulanza con un pompiere. Gli chiedo se qualcuno si è fatto male. Mi risponde “per ora no, ma se i tuoi compari si avvicinano ancora al fuoco, non garantisco”.
Mi piacciono i pompieri. Hanno le maschere e i vestiti ignifughi, vanno svelti ma senza fretta. Saltano nel fuoco con disinvoltura e senza alcun piacere nel farlo.
La club house brucia. Nessuna falsa illusione: la porta è spalancata, i lucchetti spariti. Non è stato un incidente.
Uno dei nostri ragazzi ha chiamato il 118. Tornava a casa ed ha visto il fumo. Nel giro delle due ore che abbiamo passato lì arrivano altri ragazzi, col motorino, che tornavano a casa e hanno visto il fumo.
Noi restiamo lì, non possiamo fare niente. Guardiamo il fumo che esce dalle inferriate alle finestre, ci avviciniamo alla porta.
Ci allontaniamo.
L’aria pizzica i polmoni. Angelo mi chiede una sigaretta e io penso che il fumo fa male ma che peggio di così…
Il giorno dopo, di pomeriggio sono tornato al campo.
Non c’è la solita luce nel parcheggio. C’è la luce ma non l’acqua nelle paleste.
Ci sono molte persone ed un suono familiare. In palestra i ragazzi si allenano. Quando entro qualcuno mi guarda, spaesato.
Vi ricordate quando avevate 12, 14, 16 anni? Ce l’avevate un posto speciale? Posti che non erano casa ma era come se fosse casa? Meglio che a casa?
Si, penso di si.
Penso che se vi concentrate un attimo ve lo ricordate.
Ricordatevelo. Rivivetelo. I colori, i profumi, le voci degli amici.
Pensate se quel posto ve l’avessero bruciato. Bruciato vivo. Lo lasciate un pomeriggio, ci tornate il pomeriggio dopo ed è lì ma è bruciato. Ecco.
I ragazzini nello sguardo c’hanno questa domanda: e ora dove?
La risposta non la so ancora. Così loro guardano me e io guardo il pallone. Loro devono stare attenti al pallone, al compagno col pallone, all’avversario col pallone.
E tanto gli basta, davvero!
I ragazzini di oggi hanno il senso delle priorità. In campo la loro priorità è giocare.
Sanno che ci sarà da lavorare e che ci vorrà un po’ di tempo. In alcune cose daranno una mano. Sanno che i Briganti non mollano mai e se loro vogliono essere Briganti, va da se di conseguenza.
La cosa più sorprendente è che dalla prima mattina ricevo telefonate e messaggi. La prima da Bergamo, poi da Roma, dall’Argentina, dall’Inghilterra, dalla Francia. Riceviamo sostegno e solidarietà ogni minuto dalle associazioni, dalla federazione, dagli amici, dai social network. Non c’è un attimo di sconforto. Ci vorrà qualche giorno per fare l’inventario e organizzare i lavori. Cominciamo domenica. Abbiamo avuto diversi furti e ogni volta il sostegno che ci è arrivato colmava ampiamente il danno subito.
Non avevamo mai ricevuto una risposta di tale portata.
La club house dei Briganti, che ospita la Librineria, la sala per il doposcuola e il bar è stata bruciata da un incendio doloso probabilmente a scopo intimidatorio. Non è più agibile.
Le nostre attività non si fermano. Le palestre, gli spogliatoi e il campo sono disponibili. Da domenica inizieremo i lavori per sistemare un altro pezzo dell’impianto, ne faremo una club house più grande e più bella.
Sicuramente il danaro fa comodo, abbiamo un conto corrente che potete vedere sul sito brigantilibrino.it per fare una donazione.
La club house, come qualunque “casa”, non si costruisce solo con i soldi. Ci servono braccia, esperienze, competenze, ricordi. Chi può venire a partecipare ai lavori è il benvenuto. Le donazioni di materiale vanno concordate e vi chiediamo di organizzare il trasporto al campo soprattutto per gli oggetti voluminosi (che non entrano in un bagagliaio di auto) . Chi sta più lontano ma vuole organizzare qualcosa a distanza si faccia sentire.
I gemellaggi, i viaggi, le amichevoli in trasferta ci piacciono molto.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, cielo, spazio all'aperto e natura

Se volete venire a giocare sul “caratteristico” manto del San Teodoro o se volete farci provare l’insolita sensazione di giocare su un prato di erbetta morbida, fatevi sentire.
Il primo maggio facciamo un torneo con ospitalità e pernotto “in sede” e molte altre feste e festini durante l’anno.

LIDIA
Io non so niente di rugby
Io non so niente di rugby, mai vista una partita, ma ho annusato l’aria dei Briganti al San Teodoro, ho bevuto il caffé e mangiato su quei tavoli, sfogliando libri presi sugli scaffali.
Ciascuno degli oggetti che riempiva quelle stanze non pareva lì per caso, diceva che qualcuno ce lo aveva portato per  dargli nuova vita.  Oggetti che tutti abbiamo nelle nostre case, che spesso ci sembrano vecchi, sciupati, sbiaditi, che magari pensiamo di sostituire con altri nuovi, moderni, brillanti.
Tolte le macerie, ricostruito quello che era da ricostruire, la Club house era diventata familiare e accogliente.
Le facce dei ragazzini che andavano ad allenarsi con la sacca in spalla potevano essere un po’ malandrine, curiose, sfrontate, ma tutte dicevano chiaramente: ” Questo posto mi appartiene, io qui sono come a casa mia e sono orgoglioso di esserci”.
Trasformare  un luogo di nessuno in luogo di tutti è una magia, un gioco d’azzardo, una visione, ma cosa saremmo senza sogni?

L'immagine può contenere: 6 persone, persone che sorridono

ROBERTO
Ancora su LIbrino, fuor da retorica, che non c’è tempo per
è bruciata una CASA, una grande casa per molte persone, tanti ragazzini in calzoncini e scarpette
ma che è stata CASA più volte anche per NOI
NOI europei che abbiamo firmato là le co-produzioni (non c’è più quel tavolo nè quelle librerie)
NOI LoFaccioBene e compagni di strada che vi abbiamo fatto arrivare ed esprimere e ballare e sfilare ragazzi dall’Africa (non c’è più la cucina che ci ha sfamato)
NOI abitanti di quel quartiere che ci coltiviamo lattughe e pomodori (non c’è più il bar in cui rifocillarsi)
NOI comunità senza frontiere e senza nome, che vogliamo affermare a tutti i costi il BEN-VIVERE, in tutte le sue declinazioni (non ci sono più i divani su cui sedersi a ragionare)
quel posto è STRACARICO delle NOSTRE emozioni e ricordi
…qualcuno, in quella CASA, vi ha persino trovato il grande amore della sua vita…probabilmente, molti più d’uno…
quella casa sta continuando a funzionare; ogni giorno vi si continuano a svolgere i normali allenamenti, i ragazzini si presentano puntuali chiedendo ai “vecchi” -che possiamo fare?- e poi vanno ad allenarsi…
QUELLA CASA COMUNE VA RICOSTRUITA! E SUBITO!
ed è importante che quei ragazzini sentano più che mai che non sono soli, molto più di come è stato, già tanto, in questi anni, che stanno nei pensieri e nelle azioni di donne e uomini a Bergamo come a Parigi, che si sentano parte attiva di un organismo molto più grande
che dalla reazione corale alla disgrazia traggano forza e motivi di fiducia nel mondo e nell’umanità

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone sedute

SERVE TUTTO quello che serve per rimettere in piedi una grande casa
esclusi i lampadari, perché la nuova club house sarà riallestita “dieci volte più grande e più bella” -dice Mario- nella palestra ancora dismessa
…e appendere lampadari ad un soffitto a 17 metri di altezza…..non è il caso…
esclusi i lampadari, serve tutto, pensando ai più piccoli, anche, che hanno bisogno di tavolini e sedie basse per il doposcuola
serve riallestire una cucina capace di preparare 100 pasti, uno o più frigoriferi, scaffali, una fotocopiatrice, divani e poltrone, scaffali, legname da costruzione, macchine per il caffè, qualche branda, bagni e lavandini e rubinetterie, impianto elettrico, lampade da tavolo e da muro, scaffali, materiale di cancelleria, materiale medico per il pronto soccorso, giochi da tavola, scaffali…..l’avevo detto?
serve una mano per fare i numerosi lavori
servono soldi per acquistare i materiali per ricostruire e quello che non si riuscirà a reperire di riuso
i Briganti sono già all’opera per coordinare la ricostruzione e domenica prossima ci sarà un’assemblea in palestra

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

oltre ai numerosissimi attestati di stima e solidarietà, bello sarebbe se già in quell’assemblea potessero contare su consistenti sostegni economici
grazie!  anticipato da parte di quelle centinaia di ragazzini che si formano alla vita qua e le migliaia che passeranno da qua nei prossimi trent’anni…
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